Manda una Lavoratrice precaria al Consiglio regionale

Manda una Lavoratrice precaria al Consiglio regionale

domenica 7 marzo 2010

8 MARZO: LAVORATORI E LAVORATRICI, RIBELLIAMOCI!


Il governo Berlusconi, con le sue politiche neoliberiste, sta portando avanti con ostentata arroganza un attacco frontale ai diritti dei lavoratori, conquistati in decenni di lotte, sanciti dalla Costituzione antifascista e dallo Statuto dei lavoratori.
Mentre si aumentano le spese militari e si finanziano faraoniche opere pubbliche, vengono smantellati interi poli produttivi, come quello di Pomigliano d’Arco, e tagliate le risorse a settori nevralgici per lo sviluppo del nostro paese, come la scuola, l’università e la sanità, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia.
Migliaia di lavoratori e di lavoratrici rischiano ogni giorno il proprio posto di lavoro, costantemente gravati dalla minaccia del licenziamento e della cassa integrazione. La precarietà dilaga, soprattutto tra le giovani generazioni, impedendo qualsiasi possibilità di emancipazione dalle proprie famiglie.
In questo contesto, le donne occupano un ruolo di subalternità e vedono regredire i propri diritti ed indebolire la propria posizione sociale. L’art. 37 della Costituzione, che stabilisce che «la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore», viene continuamente eluso. Le donne lavoratrici sono più sfruttate e meno tutelate, più precarie e più ricattabili rispetto ai lavoratori. La maternità, pur essendo tutelata per legge, è ancora causa di licenziamento da parte dei padroni.
La condizione di subalternità della donna altro non è che una conseguenza del conflitto capitale-lavoro e, in quanto tale, non può essere risolta da nessuna forma di “quota rosa”. L’unico modo per realizzare una reale emancipazione femminile è la lotta per il riscatto di tutti i lavoratori, a partire dalle fabbriche, dalle scuole e dalle battaglie sociali.

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